Guerra agli schiavisti, basta con questa Europa

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La minaccia ha raggiunto un livello estremo di pericolo. L’immigrazione clandestina che spesso sfocia in tragedie come quella di due giorni fa, in aggiunta alla minaccia dell’Isis – che ormai sta conquistando la Libia – stanno rendendo il clima insopportabile. Gli sbarchi si susseguono, uno dopo l’altro: solo nel corso della scorsa settimana sono arrivati 11.500 profughi. Millecinquecento al giorno. La nostra Marina Militare è al collasso, i centri d’accoglienza esplodono. L’Europa è inerme. Continua a volgere lo sguardo da un’altra parte, facendo spallucce, e lanciando alle agenzie di stampa dichiarazioni circa la “speranza che non accada più”.
Quest’Europa, è evidente, è fallita. E’ fallito il progetto dei Padri Fondatori e per effetto domino, sono falliti tutti quei ‘buoni propositi’ e quei progetti che avrebbero dovuto permettere agli Stati Membri controlli reali sui fenomeni dell’immigrazione clandestina. A che serve un’Europa che controlla il peso di una vongola e che non sa difendere i propri cittadini?
L’Italia non può più aspettare le decisioni di un’Ue che stentano ad arrivare. E’ necessaria un’azione forte, concreta, reale. Basta con il buonismo, basta con le ipocrisie: dobbiamo reagire e non accettare passivamente l’invasione dei migliaia di disperati, facendo affidamento sulle inefficaci organizzazioni internazionali. Perché non basta cambiare il nome all’ operazione condotta dalla marina italiana né ribattezzare Mare Sicuro la vecchia Mare Nostrum o fingere di aver eliminato Triton. Spediamo i droni sulle coste libiche, distruggiamo i barconi che servono ai trafficanti di essere umani, gli scafisti, senza più remore e senza più attendere. Dobbiamo dichiarare guerra a questi nuovi mercanti di carne, gli schiavisti del terzo millennio. Quindici anni fa lo facemmo in Albania, oggi va fatto in Libia: distruggiamo i barconi, dichiariamo guerra sul serio a chi ormai si sta macchiando di crimini contro l’umanità.
E rivediamo il Trattato di Dublino, quello che garantisce le ripartizioni dei profughi tra i diversi Stati Membri, e la normativa del Viminale, quella attuale, che si deve limitare a chiedere solo le generalità dell’immigrato.
Riprendiamo in mano tutti quei programmi e quei progetti varati tra il 2008 e il 2010, quelli che realmente avrebbero potuto porre un argine a quello che stiamo vivendo oggi.
Facciamolo in tempo, prima che anche la nostra sicurezza nazionale e la convivenza civile vengano messe a dura prova.

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