“Al degrado aggiungono degrado”: la polveriera del Tiburtino

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“Non riusciamo a uscire più di casa”. Così la signora Nella Vecchia, Presidente dell’associazione Rinascita Tiburtina, comitato di quartiere nato 10 anni fa per combattere il degrado del quartiere Tiburtino, II municipio della Capitale, si sfoga al telefono con la redazione di Insieme per l’Italia.

La parola chiave, è evidente, è degrado: “Degrado ovunque, specialmente nella sopraelevata, quella che noi chiediamo al Comune, da anni, di buttare giù”. L’associazione Rinascita Tiburtina, infatti, da oltre dieci anni porta avanti questa battaglia, perché “la sopraelevata, quella che si trova proprio nel piazzale della Stazione Tiburtina, è un ricettacolo di micro e macro criminalità” continua la signora Vecchia. Rom, parcheggiatori abusivi, stranieri dell’est che si ubriacano e infastidiscono le ragazze: “Noi abbiamo paura ad uscire di casa. Pensi che l’inverno, per andare a fare la spesa dopo le quattro del pomeriggio, quando fa buio prima, devo farmi accompagnare da mio marito”.
Dalle istituzioni poche anzi, pochissime risposte: “Qualche settimana fa abbiamo incontrato i vertici del II municipio segnalando la situazione di estremo degrado in cui siamo costretti a vivere. Ci è stato detto che lo sanno, conoscono la situazione. Ma non sanno come fare. Loro dicono a noi che non sanno come fare: non lo trova assurdo?”. Sì, lo troviamo assurdo anche noi. Ed è ancora più assurdo il fatto che pochi giorni dopo l’incontro in municipio, è scoppiata l’ennesima bomba sociale, quella che tutti noi abbiamo letto sulle cronache nazionali: “Alla stazione Tiburtina sono arrivati centinaia di immigrati, che si sono accampati lì, rendendo piazza Mazzoni un grande campo profughi a cielo aperto”. Perché a Via Cupa, a pochi passi dalla sede di Rinascita Tiburtina, i profughi si sono ammassati: da 200, sono diventati in pochi giorni in oltre 700.

“Non siamo razzisti. Questo non è razzismo – ci tiene a sottolineare la signora Vecchia – noi capiamo le difficoltà di questi ‘disgraziati’ che affrontano dei viaggi terribili per arrivare qui in Italia. Ma qui siamo al collasso, siamo disperati”. Ma c’è di più: “All’indomani del loro arrivo siamo tornati in Municipio, abbiamo chiesto ulteriori spiegazioni, abbiamo chiesto una soluzione: ci è stato risposto che ‘lo sanno, li vedono quando ci passano’. Perché, vede, il punto è proprio questo: gli esponenti delle istituzioni ‘ci passano’ davanti e magari si girano pure dall’altra parte. Noi, invece, in mezzo a tutto questo ci viviamo”.
C’è di più: secondo alcune indiscrezioni, ancora non confermate dalle Istituzioni, l’ex Hotel Gemini, di fronte alla stazione e in disuso da anni, sta per essere trasformato in un centro di accoglienza; sono iniziati i lavori di ristrutturazione. E ancora: pochi mesi fa anche l’ex dormitorio dei lavoratori delle Ferrovie di via Masaniello è stato adibito allo stesso scopo. Il risultato sarà drammatico: “Perché tutti qui? Perché non li smistano anche ai Parioli o a villa Glori? Siamo forse cittadini di serie B, noi?” continua la Presidente di Rinascita Tiburtina, trattenendo a stento la collera.
Cosa manca? “Il rispetto per i residenti, completamente abbandonati. Non hanno rispetto di noi, né delle nostre richieste e delle nostre istanze. Serve integrazione, questo è vero, ma non è così che si potrà raggiungere”.

Il Tiburtino è una polveriera che da un momento all’altro potrebbe esplodere, proprio come è accaduto lo scorso autunno a Tor Sapienza. E non si vede la luce in fondo a questo tunnel: “Al degrado hanno aggiunto degrado”.

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