Difendere Israele, difendere la libertà

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Tre coltellate alla schiena e una più grave al volto, che potrebbe sfregiare la vittima. È il brivido lungo la schiena di Milano, che dopo l’aggressione di ieri sera a un ebreo ortodosso, sente la paura dell’antisemitismo che prepotentemente ritorna. Attorno alle 20.15 un israeliano di 40 anni, vestito con gli abiti tipici della sua comunità, stava tornando a casa da solo quando è stato avvicinato alle spalle da un uomo incappucciato. Ora lo shock dell’accaduto si fonde con il rischio di emulazioni.

E anche l’ombra dell’Isis si staglia all’orizzonte: il suo appello di colpire gli ebrei ovunque si trovino, sta facendo proseliti. L’attacco di ieri sera, senza tentare di nascondere il marcio sotto il tappeto, è a tutti gli effetti una nuova intifada.

Ora più che mai, dunque, è necessario alzare il livello di guardia, colpire tutti quei centri e quegli agglomerati (come i centri sociali) all’interno dei quali crescono e si fortificano le idee di violenza e odio nei confronti di Israele e del popolo ebraico. E’ ora di colpire duramente tutte quelle realtà che fanno dell’antisemitismo militante la loro unica ragione di vita. Ribelliamoci a questo nuovo terrorismo perché difendere Israele vuol dire difendere la libertà.

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