No ai lavoratori di serie B. Noi stiamo con gli autisti TPL di Roma.

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di Insieme per l’Italia –

La drammatica situazione dei lavoratori TPL di Roma – l’azienda privata che gestisce, per conto del Comune, i trasporti pubblici che collegano la periferia nord della Capitale con il centro – sta assumendo proporzioni deliranti e ingiustificate, nel più totale disinteresse dei media e della classe politica.

Sono nei fatti lavoratori di serie B, senza stipendio da due mesi, senza garanzie per il futuro, con una proprietà – concessionaria di un servizio pubblico – latitante da oltre due anni e che, nonostante lo sblocco da parte del Comune di un arretrato di 12 milioni di euro, continua a non pagare chi lavora.

E lavora duramente: guida due ore in più al giorno rispetto ai dipendenti Atac, guadagna circa 300 euro al mese in meno, da due anni non ha garanzia né regolarità di retribuzione e le Banche gli negano prestiti o finanziamenti.

Non sono in sciopero – non è consentito, non se lo possono permettere – semplicemente non riescono a svolgere il proprio lavoro perché, spesso, impossibilitati a raggiungere il proprio luogo di lavoro per mancanza dei soldi per mettere benzina nella propria macchina.

E la beffa massima arriva oggi dalla richiesta del Codacons al Presidente dell’Autorità di Garanzia per gli Scioperi di usare il “pugno di ferro” contro questi lavoratori – rei di non ricevere lo stipendio da due mesi e di non avere notizie o garanzie per il futuro, di non avere più i soldi in tasca per arrivare a fine mese – e non contro una proprietà ed una amministrazione pubblica che da ormai due anni trascinano indecorosamente questa situazione.

Noi siamo con i lavoratori TPL e, ne siamo certi, anche la stragrande maggioranza dei cittadini romani. Chi lavora ha diritto ad essere pagato, non può rispondere delle colpe e delle assenze della sua proprietà e di chi a questa proprietà ha affidato un servizio e dei soldi pubblici, senza vigilare.

In ballo c’è la vita ed il futuro di 1.870 famiglie di lavoratori.

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