Tra demagogia e verità. Perché l’Islam è un pericolo.

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de Il Mal Destro –

Con la morte ancora negli occhi e la drammatica realtà degli attentati di Parigi appiccicata addosso, siamo qui a commentare il surreale dibattito che si è aperto tra oltranzisti – quindi fascisti, demagoghi, reazionari, etc – del controllo sull’immigrazione e della lotta all’oltranzismo islamico ed i buonisti – quindi tolleranti, democratici, intellettuali , etc – del dialogo a tutti i costi.

Siamo in guerra: questo è l’unico fatto incontrovertibile su cui tutti siamo d’accordo. Che poi sia una “guerra inutile e dannosa” – come afferma Gino Strada – o una guerra dichiarata da altri per combattere la nostra civiltà – come afferma Marc Lazar – non vediamo grande differenza. La guerra spesso non distingue vittime e carnefici, la guerra non ammette tentennamenti o retrocessioni, la guerra si combatte fino alla resa di uno dei due contendenti.

In questa situazione, il “nemico” siamo noi. C’è poco da discutere, non l’abbiamo scelto e non l’abbiamo voluto: l’islam integralista ha individuato chiaramente il suo obiettivo e sta perseguendo la sua guerra senza margini di trattativa o armistizio. Il nemico è l’occidente, la sua cultura, i suoi valori, la sua fede ed i suoi “cittadini”. Tutti noi, senza distinzione di razza o religione (che non siano la loro).

E’ una guerra rovesciata, dove “l’invasore” non combatte, non vuole nemici, non cerca lo scontro. E’ una guerra dove la presunta “vittima” è l’aggressore, che cerca un “carnefice” a tutti i costi e lo vuole distruggere.

E allora, volenti o nolenti, noi ci troviamo su un lato della barricata – a fronteggiare un “nemico” – e non possiamo permetterci di chiudere gli occhi, di far finta di niente, di opporci con le mani nude ad un “esercito” armato e crudele, che vuole la nostra fine.

Possiamo discutere sul perché ci troviamo in questa situazione, su come si è arrivati a questo conflitto; dobbiamo analizzare i nostri errori, la nostra miopia che ci ha impedito di prevenire la degenerazione degli accadimenti; abbiamo il dovere di capire come fronteggiare la situazione e come venirne fuori.

Ma non possiamo, assolutamente, rimanere inermi e paralizzati dalla paura o dal dubbio.

 

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